Cannabis Light, la repressione che uccide un settore legale e sostenibile Il recente sequestro di 110 grammi di infiorescenze di canapa “light” nel territorio pontino, riportato da LatinaOggi, rappresenta l’ennesima dimostrazione di come le forze dell’ordine vengano oggi impiegate non per difendere i cittadini da reali minacce, ma per obbedire a un’impostazione normativa miope e distruttiva. Il cosiddetto articolo 18, confluito nel Decreto Sicurezza n. 48/2025, ha sancito un principio assurdo: equiparare la canapa industriale e i suoi derivati a sostanze stupefacenti, cancellando di fatto anni di sviluppo, investimenti e ricerca in un settore che aveva portato lavoro, innovazione agricola e sostenibilità ambientale. Una legge fuori dal tempo Mentre in gran parte d’Europa la canapa viene valorizzata come risorsa strategica – sia in ambito agricolo che industriale – in Italia si sceglie la via proibizionista, tornando indietro di decenni. Le infiorescenze sequestrate non sono droga, ma prodotti che fino a ieri erano perfettamente legali, commercializzati in migliaia di negozi, con migliaia di addetti, controllati e tassati dallo Stato stesso. Forze dell’ordine trasformate in strumenti di propaganda È legittimo chiedersi se la Polizia e i Carabinieri, chiamati ad affrontare criminalità organizzata, spaccio vero e degrado sociale, non siano oggi invece costretti a perdere tempo ed energie per eseguire sequestri ridicoli di pochi grammi di canapa. Un impiego delle risorse pubbliche che non tutela affatto la collettività, ma obbedisce unicamente a un’impostazione politica che criminalizza gli onesti imprenditori e premia il mercato nero. Un colpo mortale alla filiera agricola La canapicoltura italiana, rinata dopo anni di oblio, è oggi sotto attacco: aziende agricole, rivenditori, artigiani, trasformatori, perfino startup innovative che hanno puntato sulla sostenibilità e sul benessere naturale, si vedono privati di ogni prospettiva. Non solo: la repressione mette a rischio migliaia di posti di lavoro e spinge consumatori e produttori in un limbo giuridico che genera solo paura e incertezza. Chi paga davvero il prezzo A pagare sono i piccoli imprenditori, i coltivatori e i consumatori responsabili. Non certo le mafie, che invece trovano terreno fertile nell’illegalità creata artificialmente da questa legge. Il paradosso è evidente: lo Stato, invece di favorire un comparto che porta gettito fiscale, occupazione e sviluppo rurale, preferisce reprimere chi rispetta le regole, trasformando cittadini onesti in “criminali” per decreto. ???? Il vero problema non sono i 110 grammi di canapa sequestrati a Fondi. Il vero problema è una legge che nega la realtà scientifica, distrugge un intero settore produttivo e ridicolizza le forze dell’ordine, obbligate a combattere una guerra inutile contro la canapa legale, mentre la criminalità vera ride e ringrazia.

